Ara Pacis Alemannae
E così Alemanno si presenta e decide di abbattere la teca dell'Ara Pacis Augustae.
Non gli piaceva e faceva le manifestazioni.
Non gli piace, ora è sindaco e la rimuove.
Il discorso non fa una piega...
Coerente. Coerente e fascista.
Per chi non conosce le vicende romane, la costruzione del museo dell'Ara Pacis è un progetto (molto discusso) di uno dei più grandi architetti viventi, Richard Meier (per inciso, tra i miei preferiti...). Ha fatto scalpore soprattutto perchè è il primo edificio di architettura contemporanea costruito nel centro storico di Roma, in cui noi si interveniva così invasivamente dai tempi dell'architettura fascista.
A me complessivamente, nonostante un sovradimensionamento evidente, piace: è un intervento che ha riqualificato l'intera area ed è l'unica zona centrale della città in cui si respira quell'aria internazionale moderna che tutte le capitali del mondo hanno.
Ma qui non è in discussione una questione estetica che, a meno di strafalcioni costruttivi, è soggettiva.
Al di là della retorica antifascista spesso banale e strumentale, questa vicenda è fascismo puro: è censura di un atto creativo!
L'idea violenta di cancellare, con una decisione ideologica, arbitraria e relativa (magari nascondendosi dietro ad un referendum populista), anni di lavoro progettuale, tecnico e amministrativo, è francamente inaccettabile per una democrazia normale.
Siamo di fronte ad una regressione culturale e civile vera e propria: cosa sarebbe successo se, nel corso della storia, ogni imperatore, ogni dinastia, ogni classe politica avesse fatto tabula rasa dell'attività anche edilizia dei suoi predecessori?
E poi mi vengono in mente gli sventramenti urbani di mussoliniana memoria, la forma della città piegata, plasmata, violentata dal potere e dal suo simbolismo...
Insomma... mi chiedo: cosa ci attende a Roma?
Il volto urbano della capitale dipende dai capricci di Alemanno e dei suoi fascistelli di borgata in cerca di rivincite dopo decenni di frustrazioni?
Non gli piaceva e faceva le manifestazioni.
Non gli piace, ora è sindaco e la rimuove.
Il discorso non fa una piega...
Coerente. Coerente e fascista.
Per chi non conosce le vicende romane, la costruzione del museo dell'Ara Pacis è un progetto (molto discusso) di uno dei più grandi architetti viventi, Richard Meier (per inciso, tra i miei preferiti...). Ha fatto scalpore soprattutto perchè è il primo edificio di architettura contemporanea costruito nel centro storico di Roma, in cui noi si interveniva così invasivamente dai tempi dell'architettura fascista.
A me complessivamente, nonostante un sovradimensionamento evidente, piace: è un intervento che ha riqualificato l'intera area ed è l'unica zona centrale della città in cui si respira quell'aria internazionale moderna che tutte le capitali del mondo hanno.
Ma qui non è in discussione una questione estetica che, a meno di strafalcioni costruttivi, è soggettiva.
Al di là della retorica antifascista spesso banale e strumentale, questa vicenda è fascismo puro: è censura di un atto creativo!
L'idea violenta di cancellare, con una decisione ideologica, arbitraria e relativa (magari nascondendosi dietro ad un referendum populista), anni di lavoro progettuale, tecnico e amministrativo, è francamente inaccettabile per una democrazia normale.
Siamo di fronte ad una regressione culturale e civile vera e propria: cosa sarebbe successo se, nel corso della storia, ogni imperatore, ogni dinastia, ogni classe politica avesse fatto tabula rasa dell'attività anche edilizia dei suoi predecessori?
E poi mi vengono in mente gli sventramenti urbani di mussoliniana memoria, la forma della città piegata, plasmata, violentata dal potere e dal suo simbolismo...
Insomma... mi chiedo: cosa ci attende a Roma?
Il volto urbano della capitale dipende dai capricci di Alemanno e dei suoi fascistelli di borgata in cerca di rivincite dopo decenni di frustrazioni?
