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mercoledì 30 aprile 2008

Ara Pacis Alemannae

E così Alemanno si presenta e decide di abbattere la teca dell'Ara Pacis Augustae.
Non gli piaceva e faceva le manifestazioni.
Non gli piace, ora è sindaco e la rimuove.
Il discorso non fa una piega...
Coerente. Coerente e fascista.
Per chi non conosce le vicende romane, la costruzione del museo dell'Ara Pacis è un progetto (molto discusso) di uno dei più grandi architetti viventi, Richard Meier (per inciso, tra i miei preferiti...). Ha fatto scalpore soprattutto perchè è il primo edificio di architettura contemporanea costruito nel centro storico di Roma, in cui noi si interveniva così invasivamente dai tempi dell'architettura fascista.
A me complessivamente, nonostante un sovradimensionamento evidente, piace: è un intervento che ha riqualificato l'intera area ed è l'unica zona centrale della città in cui si respira quell'aria internazionale moderna che tutte le capitali del mondo hanno.
Ma qui non è in discussione una questione estetica che, a meno di strafalcioni costruttivi, è soggettiva.
Al di là della retorica antifascista spesso banale e strumentale, questa vicenda è fascismo puro: è censura di un atto creativo!
L'idea violenta di cancellare, con una decisione ideologica, arbitraria e relativa (magari nascondendosi dietro ad un referendum populista), anni di lavoro progettuale, tecnico e amministrativo, è francamente inaccettabile per una democrazia normale.
Siamo di fronte ad una regressione culturale e civile vera e propria: cosa sarebbe successo se, nel corso della storia, ogni imperatore, ogni dinastia, ogni classe politica avesse fatto tabula rasa dell'attività anche edilizia dei suoi predecessori?
E poi mi vengono in mente gli sventramenti urbani di mussoliniana memoria, la forma della città piegata, plasmata, violentata dal potere e dal suo simbolismo...
Insomma... mi chiedo: cosa ci attende a Roma?
Il volto urbano della capitale dipende dai capricci di Alemanno e dei suoi fascistelli di borgata in cerca di rivincite dopo decenni di frustrazioni?

martedì 13 febbraio 2007

- è +

E’ difficile ma proverò a spiegare il significato del motto “less is more” a cui tengo molto e che dà il titolo al mio blog.
Il significato letterale è “meno è più” o, anche, “meno è meglio”.

E’ uno slogan coniato da uno dei massimi architetti contemporanei, il tedesco Mies van der Rohe, conosciuto dal grande pubblico soprattutto per il Padiglione dell’Esposizione Universale di Barcellona.
Tre paroline paradossali che sintetizzano la poetica di questo maestro dell’architettura: un minimalismo formale a cui giungere attraverso un lavoro di sottrazione, in un processo creativo di continua ricerca della semplicità. Quindi linee, colori, materiali utilizzati con rigore, parsimonia e coerenza per far emergere l’essenza vera della costruzione architettonica.
Questi concetti, così importanti nell’ambito architettonico, a mio parere possono tramutarsi in una filosofia di vita: sobrietà, semplicità, essenzialità, linearità, eleganza, sostanza, schiettezza sono valori che sembrano travolti dallo sviluppo incontrollato della società attuale, così chiassosa, volgare, confusa, sovraccarica.
Bisogna riscoprirli e io cerco di farlo.
Anzi, nel mio piccolo, cercherò di trasmettere queste qualità così preziose attraverso il blog, non solo con la parola scritta degli interventi ma anche con il potere dell’immagine e della grafica.
Comunicando in modo moderno e universale con semplicità. Come Mies...